Brancaleone, 29 settembre 2026, Hotel Altalia, ore 18
Scolpire il Sacro: La scultura in marmo nell’Aspromonte meridionale dal tardo Rinascimento al tardo Barocco tra sincretismi religiosi e mutamenti territoriali.
Relatori: Pasquale Faenza, Francesco Gallo Mazzeo, don Ivan Iacopino.
L’Aspromonte meridionale, territorio dal profondo e secolare sostrato culturale e linguistico ellenofono, costituì tra il XVI e il XVII secolo un dinamico crocevia di scambi artistici e devozionali. Il presente contributo intende analizzare il patrimonio statuario in marmo fiorito tra il tardo Rinascimento e la prima età barocca in questo specifico ambito geografico, compreso indicativamente tra Capo d’Armi e Capo Bruzzano. L’indagine focalizza l’attenzione sull’interazione tra la committenza locale, rappresentata dal ceto feudale, dalle confraternite e dagli enti ecclesiastici, e l’apporto delle maestranze di scuola siciliana e meridionale. Grazie al censimento e al riordino critico delle testimonianze plastico-marmoree custodite negli antichi centri d’altura del reggino meridionale, lo studio mette in luce la funzione primaria assunta dai grandi poli di produzione scultorea, in primis Messina, nell’introdurre un linguaggio figurativo moderno all’interno di comunità tenacemente ancorate alla tradizione bizantina e greco-calabra. A partire dall’esame delle opere conservate nei centri di Motta San Giovanni, Bagaladi, Palizzi Superiore, Pietrapennata, Montebello Ionico, San Lorenzo, Pentedattilo, Roccaforte del Greco, Amendolea, Gallicianò, Bova, Staiti e Africo Vecchio, il saggio ricostruisce l’operato delle principali personalità e botteghe attive nel territorio: da Antonello Gagini ad Antonello Freri e Giovan Battista Mazzolo, sino agli esiti manieristi di Giuseppe Bottone e Rinaldo Bonanno. Tra la fine del Cinquecento e la prima metà del Seicento, la transizione verso gli stilemi barocchi mediati da una plastica di matrice calamechiana è attestata sia dalla produzione di scultori messinesi, quali Lorenzo Trisurerpo e Bernardo Misiano, autori nel 1635 del gruppo di Sant’Anna con la Madonna a Palizzi, sia dalla presenza di maestranze esterne, come il ticinese Martino Regi, a cui si deve la Madonna del Rosario nella chiesa della Vittoria a Staiti. In ultima analisi, il lavoro dimostra come la scultura in marmo sia assurta a veicolo privilegiato di un rinnovamento liturgico ed estetico che, senza scardinare l’identità devozionale grecanica dell’Aspromonte meridionale, lo ha pienamente integrato nei circuiti artistici del Mediterraneo centrale.
